La pittura di Barbara Pietrasanta ha caratteristiche figurativamente nitide e precise, ma propone una visione della realtà carica di valenze esistenziali e psicologiche di affascinante complessità, da una prospettiva femminile molto accentuata. Nella sua
ricerca l’artista mette in gioco tutti i principali temi fondamentali legati al senso profondo della vita, dei rapporti fra donne e uomini, e in particolare alla inquietante problematica dell’identità individuale. Due dipinti possono esemplificare molto bene il modo con cui Pietrasanta ha affrontato queste questioni. Il primo, intitolato « Il gioco della vita » ci mostra dall’alto il tavolo di un biliardo dove vediamo una mano con una stecca che sta colpendo una biglia, un’altra mano che sta gettando sul tappeto verde dei dadi, e in basso il busto piegato di donna nuda vista da dietro che appoggia sul tavolo il suo volto. Non c’è bisogno di spiegare il senso di fondo di questa composizione che pur avendo forti connotazioni simboliche si impone visivamente per la sua forza espressiva. L’altra opera, tra le più recenti, è un un insieme di sedici piccole tele unite insieme a formare un polittico unitario. Qui vediamo i volti di una donna e di un uomo, con espressioni tese e inquiete. Un barattolo di vernice rossa separa i due volti. Nelle altre tele compaiono solo delle parole in inglese anche sovrapposte: « why », « who », « when », « they ». Anche qui la questione che viene posta è chiara, ma non non ci sono risposte certe. In alcuni altri dipinti la figura femminile è la sola protagonista. E’ il caso di « Petrolio » in cui un nudo (che ricorda la Venere di Botticelli, ma con i capelli neri) e’ immersa nell’acqua limpida che sta per essere contaminata da una colata di petrolio. E anche di « Ovulation », un chiaro omaggio alla mitologia indiana, dove il nudo femminile inginocchiato ha molte braccia e con le varie mani tiene delle uova, simboli di fecondità e vita.
Barbara Pietrasanta’s figurative style is clearer and precise, but her paintings suggest a vision of reality that is loaded with fascinatingly complex existential and psychological meaning, seen from a markedly female perspective. In her pictorial research the
artist brings into play all the main themes linked to a profound sense of life, of the relationship between men and women and in particular of the perplexing question of individual identity. Two paintings clearly exemplify the way in which Pietrasanta has dealt
with these questions. The first, entitled ‘Il gioco della vita’ (the game of life), looks down on a billiard table, where one hand is seen hitting a ball with a cue, another hand is throwing the dice on the table and at the bottom we see from behind the head and bare
shoulders of a woman who is leaning forward and resting her head on the table. The underlying meaning of this work has no need of explanation and yet the symbolic connotations do not detract from the expressive force of the work. The other work is one of the most recent and is a group of sixteen small canvasses making up a polyptych. We see the faces of a man and a woman, with tense and worried expressions. A tin of red paint separates the two faces. Only the words in English: ‘why’, ‘who’, ‘when’, ’they’ appear, sometimes superimposed, on the other panels. Here, too, the question asked is
clear, but there are no certain answers. In some other paintings, the female figure is the only protagonist. In ‘Petrolio’ (Oil), a nude figure (reminiscent of Botticelli’s Venus but with black hair) stands in the clear water that is about to be contaminated with oil. In
‘Ovulation’, in clear homage to Indian mythology, the kneeling female nude has many arms and her many hands hold eggs, symbols of fertility and life.
Che cos'altro c'è da aggiungere al tragico elenco di eccessi da tutti vissuti negli anni appena trascorsi? Forse nient'altro. Abbiamo consumato tutto il consumabile con una furia da antropofagi: con troppa irruenza e con scarsa progettualità abbiamo abbattuti i "muri". Con sospetta frettolosità abbiamo liquidato le ideologie. Con irriducibile determinazione abbiamo divelto ogni ancoraggio con la storia, e la pittura, esaurito l'ottimismo sfacciato del mercato, non è più la grande coscienza del mondo. Solo per pochi coraggiosi continua ad essere una pratica estrema. Per quei pochi infatti che non hanno più voglia di nascondersi dietro bellurie, falsi miti, vuote provocazioni, sfrontatezze senza eroismi. I gesti esemplari di chi ha messo a repentaglio la propria esistenza, vivendo passioni e tensioni senza ritorno, sono stati equivocati dai più o reinterpretati come brani di una rappresentazione vuota e accademica. Le lacrime, il sangue e lo sperma troppi li hanno acquistati già liofilizzati e consumati nel fast food della banalità quotidiana. E così le luci si sono spente su un palcoscenico da triste avanspettacolo... Anche le mille luci di New York sono un fioco lumicino che getta ombre sinistre su una tragica solitudine. Barbara Pietrasanta di tutto questo è stata testimone, lo ha sentito sulla sua pelle, lo ha catturato con i suoi occhi voraci. Ma senza cadere in trappola, senza diventarne vittima. Con lucida determinazione, ha messo ordine nelle sue passioni, sezionando come su un tavolo di una morgue i cadaveri delle vittime del suo tempo, i misteri di un eros che non chiede più travestimenti edonistici per far esplodere le contraddizioni, per scompaginare le regole di ipocrite e perbenistiche perversioni. Nelle sue tele i gesti sono calcinati come quelli di un fregio ellenistico, i corpi sono ridotti a brandelli dalla luce gelida di un flash: vivono nel buio e solo per un attimo si rivelano nella loro dimensione visionaria. Con una pittura netta, che non induge a calligrafismi iperealistici, Barbara Pietrasanta mette in atto un gioco costante di spiazzamenti, di situazioni e di significati, di scambi di ruoli tra l'Artista che dipinge e il soggetto rappresentato, in cui solo la pittura è in una posizione di forza. Tutto il resto è messo in discussione. Barbara Pietrasanta forse, ha scelto la strada più difficile, forse la più vulnerabile. Ma l'unica lungo la quale è impossibile barare.
La pittura è cosa mentale. Laforisma leonardesco affiora allo spirito davanti alle immagini algide e fosforescenti che si stagliano sulla superficie dei quadri, irreali o più che reali, epifanie di un vissuto intenso. Assertive come esplosioni esistenziali, confrontano proterve chi guarda. Una luce fredda ed artificiale nega ogni parvenza di partecipazione affettiva, batte su membra spezzate, su corpi nudi. Luci algide al neon cavano ombre nette e studiate, fissano la chiara articolazione anatomica; piedi nervosi, magri, vene in rilievo, intrecci di membra, scorci insoliti, di spalle, di fianco, inserzioni materiche, lettering tipografico, combine painting. Si sentono prepotenti i richiami a certa arte americana, a Philip Pearlstein, classe 1924, per un periodo amico e sodale di Warhol, ed anche dellineludibile Katz, e per similitudine di tecnica alle nature morte generazionali volutamente prive di pathos e scavo psicologico del giovane Castelli, (del gruppo della cosiddetta post-avanguardia) così strettamente apparentate alle icone pubblicitarie, ed a prima vista ai volti assenti, ai corpi statici di Pietrasanta. Nella migliore tradizione di Picabia ed Afro e Schifano, non è un caso che anche Barbara, abbia avuto il suo battesimo americano, lincontro ravvicinato con una società centrata sui pervasivi meccanismi dei media: ed è utilizzandone le tecniche che rompe con la soggezione alluniverso digitalizzato, rende conto di una dimensione dellanima modificata dalla memoria e dagli stati interiori della coscienza. Lautobiografia è la cifra naturale di Barbara. In lei tutto si svolge nel tondo riflettente di uno specchio, nelle pagine di un diario per via di simboli e trasfigurazioni, ed il percorso sembra circolare (ogni autentico artista è splendidamente monotono), i temi e le forme si rincorrono e tornano e si moltiplicano, si sdoppiano poi in soluzioni che ci sorprendono per la ricca novità della composizione, dellintreccio, di un inaspettato materico, di un intenerimento di sfumati pastelli dedicati alla figlia. Pietrasanta scrive, racconta, spalanca finestre sulla frenesia della vita, strumentalizza i tratti del proprio volto, del proprio corpo, prestandoli a metafore della cronaca. Tuffatrice luminosa in bilico sullorlo di una misteriosa Atlantide sommersa (il pianeta donna?), fiancheggiata da strisce di buio, la protagonista del sogno è ritagliata alla tenebra da un unico nitido tratto, e duplicata di fronte e di retro (Atlantide). Barbara focalizza sul corpo: inquadrato in schermi simil-televisivi, riprodotto in ritratti/poster da stile di strada, accompagnato sulla tela da materiali consistenti che ne sporgono, escono dal bidimensionale, sforano nello spazio. Anche il confronto con la realtà, con lattualità, filtra dal suo proprio inconfondibile immaginario, di nuovo il corpo è il luogo attraverso cui passa la rielaborazione delle catastrofi epocali (le gemelle di 11 settembre; lannientamento progressivo dellambiente, inquinato nella risorsa più preziosa in Petrolio), delle private ossessioni (la farfalla trafitta del mostruoso condominio), del doppio androgino che rovescia in opposizione ostile, lumeggiata di riflessi lividi, spettrali, la dialettica uomo-donna, individuo-società, natura-cultura, situazione-valore. (luomo incinto di Gestazione, le ridotte figure maschili, supplichevoli e marginalizzate di Il collezionista e di Il salto, la cupa corazza di pelle nel cielo buio di Separazione, gli acquarelli sospesi de La bella estate, le dubbiose identità di Leslie and me). La pittura torna prepotentemente in scena, si pone come linguaggio principale di contaminazioni ed assemblaggio; il ritorno al figurativo- Un figurativo algido che non ha niente a che vedere con la pittura evocativa, con laura e la patina, vicino piuttosto alla Pop Art anni 60/70, ed alla cartellonistica pubblicitaria- si riveste illusoriamente di unapparenza di infinita riproducibilità. Limpeccabilità formale poggia su un rovente sostrato di emozioni, di memoria, di sogno e di passioni, che si fanno espressione, poesia e canto: un linguaggio in sintonia con il presente, uno strumento per dire il nostro tempo.
patriziaraveggi
Barbara, che da Milano attraverso New York da anni sferra le sue risposte (o scaglia i suoi interrogativi: Why? Where? Who? sparsi nella recentissima opera “15 words and a red dot”) ripetendo i temi che l’ossessionano, contro il collasso, la frana, la cancrena con cui il volto della societa’ si manifesta, usando il (proprio o altrui) corpo per filtrare l’attualita’ (la catastrofe epocale incarnata nelle due gemelle di “11 settembre”, la bellezza classica su cui incombe ineluttabile violazione, nella silhouette rinascimentale di
“Petrolio”; lo straniamento, spaesamento, solitudine, nel travestito di “Leslie”, la doppiezza nei due profili affrontati (l’angelo della storia di Benjamin?) di “Senza titolo”; la crudelta’ di chi ci e’ vicino, ci giudica e condanna nella farfalla trafitta di “Condominio”) o per ritrarre il rigoglioso respiro del consumismo (il busto leonardesco di Icona 1) unendolo alla natura ed alla storia (“Oltre il muro” Beyond the wall). Nel filo delle trasformazioni, nel
maturarsi ed ampliarsi della sua gamma creativa (senza esitare ad usare la tecnica dell’affresco, oggi assai poco frequentata, in un imponente ciclo dedicato alla Via Crucis) e’ riconoscibile la continuita’, il senso del complicato e del molteplice, del relativo e
dello sfaccettato che determina in lei un’attitudine di perplessita’ sistematica. Da sempre le opere di Barbara si possono agevolmente leggere in chiave narrativa, ci sono sempre uno o piu’ personaggi - o parti di personaggi- in scena, al centro o ai margini, quella di
Barbara non e’ una visione dell’assenza, evita le sfumature ermetiche, si indirizza ad un’espressivita’ il cui apparente realismo si filtra tuttavia di memoria o nostalgia, di un sottile pervasivo senso di precarieta’. L’atteggiamento distaccato, al tempo freddo e
struggente, lo sguardo deluso dai rapporti con il mondo che equivale ad uno scacco sul piano pratico, si rivale sul piano della trasfigurazione lirica: Barbara intinge in coloriture indiane lo sfondo di un (auto?) ritratto concepito quando, correva l’anno 2002, l’India era evocata come un’ipotesi dell’irrealta’. All’ India dedica “Ovulation”, connubio fantastico della Dea Kali (in una mitigata versione ad uso occidentale) e simboli di fertilita’, muovendosi cosi’ con fermezza e con largo anticipo verso l’auspicato incrocio e
fusione. E’ stato osservato che, volendo a tutti i costi etichettare l’arte contemporanea, la si potrebbe definire come un progressivo processo di disidentificazione e sradicamento rispetto alle proprie tradizioni, un continuo strapparsi dalla propria radice, “nella
consapevolezza che la propria radice e’ paradossalmente questo stesso strappo”. Il senso del cammino e’ dunque proprio in questo volontario strappo finalizzato a procedere verso una civiltà fatta di intrecci, incontri e scambi continui tra sponde, popoli, culture, individui, tra colori e suoni diversi. Come le storie narrate, cosi’ le opere d’arte non possono essere chiuse nei limiti di un unico orizzonte; le culture e le tradizioni sono sempre luoghi di traduzione e di trasformazione e di transito, luoghi - fisici o immaginati - in cui si possono tracciare diversi percorsi in un mondo differenziato, eterogeneo.
From Milan through New York, Barbara throws her answers (or flings her question-marks: Why? Where? Who? scattering them through the surface of “15 words and a red dot”, a very recent work) against society’s collapse and gangrene, reverting to her obsessing themes, using her own or somebody else’s body as a filter for chronicle actuality (the twins of “9/11’’; the Renaissance silhouette of “Petrol” threatened by impending pollution; “Leslie’s transvestite, lost in alienation and loneliness; the double-profiles (Benjamin’s
Angel of history?) of “Untitled”; the butterfly of “Condominium” stabbed by her neighbours’ cruelty, judgment and condemnation or to portray the blossoming breathing of consumerism (the a’ la Leonardo bust in Icon I,) melting it in nature and history (“Oltre il
muro”Beyond the wall). Following the thread of Barbara’s transformations, the ripening and widening of her skills (she does not hesitate to make use of the now-a-days hardly known fresco- technique in an impressive Via Crucis cycle), it is easy to detect a
continuity in her feeling for the multiple and the complex, the relative and the multi-faceted determining her attitude of systematic perplexity. Since ever, Barbara’s works can be read in a narrative key, there are always human beings, or parts of them, in centre- stage, or along the borders; Barbara’s vision is not hermetic, the seeming realism of her expression is filtered through memory, nostalgia and a subtle, permeating feeling of precariousness. Her detached approach, cold and yearning at the same time, her
disapproving eye, do not favour worldly relationships; the checkmate on the practical side is reversed through lyric transfiguration: Barbara dips in Indian colours the background of a (self ?) portrait conceived when- it was 2002- India was nothing more than a hypothesis
of unreality. To India she devotes “Ovulation”, fantastic merge between the mother Goddess Kali (in a mitigated Western avatar) and fertility symbols, thus firmly and ahead of time marching towards the hoped for blend.
If one was obliged to put a label on contemporary art, this might be defined as a progressive process of dis-identification and uprooting from one’s own traditions, a continuous eradication and tearing of one’s own roots, in the awareness that those roots ARE paradoxically in the eradication itself. The meaning of the journey is therefore towards a civilization made of intertwining, encounters, exchanges between sides, peoples, cultures, individuals, between different colours and sounds. Written stories and paintings cannot be confined inside borders, restricted by one horizon; in a diversified,
heterogeneous, open world, where different routes can be mapped out, cultures and traditions are transit stations of an on-going translation and transformation process.
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